I DIARI DI CHI HA DECISO DI PIANTARE LA TENDA NELLA NOSTRA COMMUNITY
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Non riescono a completare un’autostrada- Faranno il Ponte in sette anni? I lavori di ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria furono avviati nel 1990 dal presidente del Consiglio Craxi. L’autostrada, da allora, è costata 17 volte di più allo stanziamento iniziale. L’A3 ha fatto diverse vittime, tra cui gli automobilisti travolti dal fango della strage di Altilia. Anas ed Impregilo, che non sono stati capaci di completare un’autostrada in vent’anni, faranno il Ponte entro il 2016? Nel frattempo la “Stretto di Messina” continua a sprecare denaro pubblico. L’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria rappresenta la principale arteria di scorrimento che collega Finora il bilancio è desolante. Lo Stato e le imprese hanno sottoscritto nel corso degli anni impegni solenni, firmato protocolli nel palazzo della Prefettura di Reggio Calabria, annunciato scadenze inderogabili, persino prodotto documentari celebrativi (“La strada delle emozioni”, costo 150 mila euro) per poi piegare la testa ai soliti capibastone e guardare senza compassione una regione invasa dal fango, ridotta a piangere i morti di stragi stradali da terzo mondo, paralizzata dagli “esodi estivi”, evitata come la peste da autotrasportatori e turisti, bypassata da voli a basso costo ed autostrade del mare. Gaetano Bonaventura Venerdì 31 luglio alle 20:30 nella sede del Parco dell’Etna (via del Convento 43, Nicolosi) si svolgerà Serata amnesty 2009, un momento conviviale e di aggregazione che prevede una cena a base di sapori mediterranei, musica e videoproiezioni. intanto considerate che starete al fresco senza l’ausilio dell’aria condizionata. e non è poco. Poi sarete deliziati dalla cucina di un cuoco di comprovata qualità (dicono). L’evento è organizzato da Amnesty International – Gruppo 257. Guarda chi si rivede: l’Onda! Su www.uniriot.org è comparso un breve documento in cui si denuncia che, com’è spesso successo in passato, il governo mette mano all’Università durante la pausa estiva: "nella speranza che tutto passi inosservato". Sotto accusa è soprattutto l’azione dei "lobbisti dell’AQUIS", quali, secondo il comunicato "affilano le armi in vista di una più corposa riforma della governance". L’Onda non è affatto tenera col Rettore Bassi: "Ecco allora il salvagente estivo: un bonus di sei milioni di euro che vanno a sanare un bilancio in perdita e che non danno certo ulteriori possibilità di sviluppo e crescita all’ Ateneo Trentino. Il dato politico preoccupante è che ci troviamo di fronte ad alcuni Rettori che gioiscono nel vedere affondati alcuni fra i più importanti atenei italiani, utilizzando la retorica della meritocrazia come una clava in una assurda guerra fra poveri dove i perdenti rimangono gli studenti e le studentesse, i precari e le precarie della ricerca". La sedicente meritocrazia della Gelmini, conclude l’Onda di Trento "si inserisce in un quadro di sostanziale disimpegno dello Stato rispetto all’investimento in formazione e ricerca. Questo si traduce in una parcellizzazione delle già scarse risorse fra pochi atenei virtuosi. La formazione e la ricerca, lungi dall’essere considerati un investimento, diventano ancora una volta delle voci di spesa da tagliare. (…) Questo governo, attraverso la redistribuzione differenziale delle risorse tenta di nascondere il taglio sostanziale degli investimenti operato un anno fa attraverso la famigerata Legge 133. (…) Saranno i loro studenti e le loro studentesse, i precari e le precarie della ricerca a farne le spese. A noi non interessa se l’ateneo trentino riesce, attraverso manovre lobbistiche, ad estorcere qualche euro in più. (…) Questa manovra estiva servirà a placare l’ira di alcuni ‘rettori illuminati’. Ma non certamente la mareggiata che in autunno si riverserà fra le macerie dell’Università pubblica". Fonte: "Le macerie dell’Università pubblica" – Onda Anomala Trento. Vedi: Quest’anno non c’è bisogno di aspettare il 10 agosto per guardare le stelle (mano nella mano). Per partecipare ai seminari in corso cliccate su www.scuolasuperiorecatania.it Per saperne di più sull’Osservatorio Astrofisico ed informarvi sul programma di visite pubbliche scrivete a: http://www.ct.astro.it/ Scuola: autunno caldo per Oltre 4 mila supplenze in meno, 1.500 prof in esubero e quasi 700 posti di sostegno tagliati. Questo è l’impatto sulla Sicilia della manovra sugli organici della scuola messa a segno dai ministri Tremonti e Gelmini. Lino Leanza, assessore regionale alla Pubblica istruzione, chiederà un incontro al ministro Mariastella Gelmini «per trovare una soluzione ai problemi dei tagli negli organici della scuola siciliana». «I tagli previsti dallo Stato – dice Leanza – compromettono la qualità della scuola siciliana. Ci troviamo di fronte a un´emergenza gravissima che dovremo affrontare tutti insieme». Gaetano Bonaventura Le meduse sono un flagello. Lo sono sempre state o lo stanno diventando? A detta degli esperti la loro presenza è in crescita in tutto il Mediterraneo. In attesa di saperne di più sulle cause, l’Asl3 di Catania, in collaborazione con Sib (Sindacato italiano balneari) ha messo in cantiere un progetto informativo: "Mare e…state in salute. Meduse nel mare Mediterraneo", per ragionare sulle conseguenze sanitariee ed informare i cittadini su rischi, modalità di prevenzione e rimedi. L’iniziativa nasce dalla collaborazione dell’Unità operativa educazione alla salute aziendale e prevede interventi formativi ed informativi per quanti si occupano del primo soccorso negli stabilimenti balneari, coinvolgendo in via sperimentale i lidi della Plaia. Verrà distribuito l’«Atlante delle meduse» a cura dell’Asl3 e dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Palermo). Bari. Nel corso di una riunione straordinaria del Comitato Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC), tenutasi il 27 luglio, presenti i Rettori delle Università pugliesi, i Direttori Amministrativi, i rappresentanti degli studenti e l’assessore regionale prof. Gianfranco Viesti, è stato emesso un documento sui contenuti e sugli effetti del recente provvedimento del MIUR con cui si distribuisce la quota del 7% del Fondo Finanziamento Ordinario destinato alle Università. Ne riportiamo il testo. Non può infatti sostenersi che l’acquisizione dei crediti (almeno 40) da parte degli studenti del primo anno risponda ad un requisito di qualità, né crediamo di dover consigliare per il futuro ai nostri colleghi di adottare una prassi di generalizzate promozioni per ottenere in cambio più risorse; casomai andrebbero posti sotto osservazione gli Atenei i cui studenti presentano carriere velocissime (eppure il CNVSU nell’ultimo rapporto ha dedicato a questo fenomeno un’analisi dettagliata e significativa). Dobbiamo essere penalizzati perché non ci siamo trasformati in un esamificio? E’ questa la tanto decantata meritocrazia? Meraviglia poi il dato relativo ai laureati occupati utilizzato senza considerare il contesto socio-economico in cui ogni Ateneo opera e men che meno il tasso di disoccupazione regionale (sarebbe bastato rifarsi ai criteri utilizzati da Alma Laurea!); ne emerge una distorsione aberrante: mentre l’Unione Europea concede finanziamenti alle realtà che presentano criticità strutturali perché possano migliorare il dato occupazionale, qui si tolgono le risorse a chi versa in difficoltà dirottandole verso realtà in cui l’occupazione presenta tassi ben più elevati. Robin Hood tax, ma al contrario: si toglie ai poveri per dare ai ricchi. Per ciò che attiene la ricerca non solo vengono esclusi dalla valutazione progetti e finanziamenti regionali e comunitari diversi dal VI e VII Programma quadro, ma i dati di riferimento sono quelli del 2001-2003! Non contano nulla gli spin off creati, i brevetti internazionali, i Centri di competenza, i distretti produttivi e tecnologici, la razionalizzazione dell’offerta formativa? I premi e i riconoscimenti ottenuti a livello Stiano tranquilli gli studenti e le loro famiglie: la preparazione che eroghiamo è valida e vantiamo eccellenze riconosciute in molti settori. E’ per questo che oltre il 26% dei nostri laureati per le lauree magistrali e per i percorsi post laurea viene cercato e accolto con favore e riscuotendo lusinghieri risultati da parte di Atenei del nord. In ogni caso si palesa impraticabile una comparazione grezza tra realtà fra loro assai diverse per storia, patrimonio, dimensioni, numero di personale e docenti, popolazione studentesca: Atenei generalisti o pluridisciplinari possono paragonarsi ad Università tematiche come i Politecnici? Come può paragonarsi un ateneo con oltre 60.000 studenti ad uno che ne vanta poche migliaia? Uno che vive da secoli ad uno istituito da pochi anni? Uno che ottiene commesse e congrui finanziamenti da Enti e Istituzioni locali ad uno che opera in un territorio socio-economicamente depresso? E’ allora un caso che le sedi premiate siano ubicate in gran parte nelle zone più ricche del Paese? Può, infine, un provvedimento di tale portata costituire non un indicatore cui ispirare i comportamenti del prossimo anno, ma, oggi, a due terzi del 2009, definire ex post i criteri cui avremmo dovuto uniformarci da gennaio scorso? Lo scopo della valutazione è di stimolare processi di miglioramento basati su indicatori condivisi, aggiornati e rivolti al presente e al futuro e non al passato. Occorre porre rimedio ad un provvedimento frettoloso, superficiale, contraddittorio e non sappiamo quanto legittimo che rischia di produrre danni rilevanti, di minare i processi di rinnovamento avviati e soprattutto di creare una profonda lacerazione all’interno del sistema universitario nazionale. Le conseguenze per il nostro territorio e per l’intero Paese sono facilmente immaginabili. Utilizzeremo perciò – insieme agli altri Atenei – ogni strumento ed attueremo ogni iniziativa perché si recuperino efficaci politiche di coesione, metodi equi ed equilibrati di oggettiva selezione degli indicatori, Lo faremo coinvolgendo le istituzioni, gli imprenditori, gli studenti, tutti i soggetti e le realtà che traggono benefici dalla nostra attività, che guardano alle Università pugliesi come ad una risorsa preziosa per il futuro sviluppo del territorio. La Regione Puglia da parte sua intende impegnarsi a garantire già per l’anno accademico 2009-2010 un significativo incremento dei contributi per il diritto allo studio e per la ricerca scientifica. Udite il Ponte sullo stretto sarà pronto nel 216 sogno o realtà? Sarà pronto entro il 2016 il Ponte sullo Stretto di Messina. E già a gennaio del 2017 sarà transitabile e fruibile. Lo ha assicurato ieri Pietro Ciucci, presidente di Anas e della Stretto di Messina Spa, annunciando che i lavori partiranno tra pochi mesi, all’inizio del prossimo anno. «Prevediamo per inizio del 2010 – ha detto Ciucci, che presto dovrebbe essere nominato commissario del governo per questa grande opera, in modo da aggiornare i contratti già siglati nel 2006 dalle imprese vincitrici – l’apertura dei primi cantieri in Sicilia e Calabria. Il nostro obiettivo è quello di concludere i lavori entro il 2016 e di aprire il ponte al traffico a partire dal gennaio del 2017». I lavori, nella fase iniziale, riguarderanno i collegamenti a terra, che sono un terzo delle opere complessive necessarie per la realizzazione del ponte. «Si tratta – ha proseguito Ciucci – di un obiettivo impegnativo, ma possibile. Servono il massimo impegno e il supporto, già garantito, del governo». Per quanto riguarda i costi, le previsioni saranno sostanzialmente rispettate visto che dovrebbero aggirarsi «su poco più di 6 miliardi di euro – assicura ancora Ciucci –, tra 6,2 e 6,3 miliardi». Per velocizzare la realizzazione di questa come di altre grandi opere, si ricorrerà alla nomina di commissari. Già nei giorni scorsi i ministri del Tesoro e delle Infrastrutture, Giulio Tremonti e Altero Matteoli, avevano annunciato che il Ponte sullo Stretto sarebbe stato completato nei tempi previsti, entro il 2016. Gaetano Bonaventura Il prof. Vincenzo Di Cataldo, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania, nel corso della riunione del senato accademico di giovedì 23 luglio, ha ufficializzato la decisione maturata all’interno della sua facoltà di non mantenere una presenza di Giurisprudenza presso la sede decentrata di Ragusa. Vale a dire che, oltre alla laurea triennale in "Scienze giuridiche", della quale era stata già disattivata l’iscrizione al primo anno (restano complessivamente solo 128 iscritti, di cui poco meno della metà fuoricorso), la facoltà di Villa Cerami metterà fine anche al corso di laurea quinquennale a ciclo unico, identico a quello attivo presso la sede centrale di Catania. Giurisprudenza di Ragusa è attualmente frequentata da 156 studenti del primo anno, con un totale di 583 iscritti a tutti gli anni di corso (di cui 209 ripetenti e 50 fuoricorso). Nel rispetto dell’accordo siglato tra ateneo e consorzio, la soppressione dei corsi dovrebbe diventare operativa a partire dall’anno accademico 2010-2011, dal momento in cui diverrà vincolante la 270 e risulteranno indispensabili nuove convenzioni. Non si può escludere tuttavia che l’annuncio della decisione assunta dalla Facoltà di Giurisprudenza possa, per evidenti ragioni di opportunità e attraverso un’intesa tra le parti, rimettere in discussione l’accordo per l’attivazione del primo anno di corso nel 2009-2010, il che contribuirebbe a concentrare le risorse sulle facoltà di cui si deciderà la permanenza nella sede iblea. Se ne discuterà certamente al "tavolo tecnico" tra Consorzio universitario e Università di Catania, chiamato ad affrontare una situazione sempre più fluida. Articolo di Antonella Romano, pubblicato sull’edizione di Palermo del quotidiano "La Repubblica" (non ancora disponibile in edicola a Catania). Nell’addio di Gabriele Cappelletti, il direttore amministrativo dell’università che si è dimesso dall’incarico dopo appena 40 giorni, ci sono gravissime accuse contro la pressione delle lobby universitarie: «Mi hanno lasciato solo, mi hanno ripetutamente sollecitato a firmare atti anche di ingente peso gestionale, senza conoscerne i presupposti e anche in contrasto con la valutazione degli organi di controllo». Un ambiente che l’ha accolto in maniera ostile, uno scenario da fronteggiare tra spinte e interessi diversi. Per questo Cappelletti, che ha invocato perfino dei poteri straordinari per poter sbrogliare la matassa dei conti, ha fatto un passo indietro e ha firmato la lettera di dimissioni da un incarico che vale 200 mila euro all´anno. Prima di lui era toccato a Vincenzo Petrigni anche lui dimessosi da direttore amministrativo dopo appena un mese. Roberto Lagalla ieri ha confermato l´esistenza di un clima ambientale complesso per un professionista «piombato» dall´esterno a guidare la realtà di una «macchina» come l´università di Palermo. «È la seconda volta che accade – ha detto Lagalla – La prima volta poteva essere un caso, la seconda rivela un vizio». La solitudine di un manager che forse aveva sottovalutato la complessità dell’incarico. «Si è ritrovato da solo anche a svolgere adempimenti che risalivano a mesi pregressi», aggiunge Lagalla, che per superare l´impasse, fallita l´esperienza dei manager esterni, pensa a una soluzione-ponte interna. Tra i nomi in pole position, quello di Enrico La Venuta, dirigente degli affari generali o quello di Rino Schilleci, dirigente ad interim alla divisione economico finanziaria. Dopo il pensionamento di Rosario Scalici, dirigente del dipartimento finanziario, che con l’ex direttore amministrativo Mario Giannone aveva firmato i bilanci oggi all´esame della Price Waterhouse, il ruolo di facente funzioni è stato assunto da Schilleci. Con la vacatio in atto, Cappelletti ha avvertito l’ostruzionismo degli uffici amministrativi: «Non è senza significato il disagio al quale mi ha costretto la difficoltà di ricostruzione della realtà delle cose – scrive nella lettera – che ho potuto compiere in modo frammentario, senza adeguati supporti di collaborazione». Poi anche lo stress di un lavoro a pieno ritmo. Senza un soldo in cassa per le spese ordinarie, con una valanga di decreti di spesa da firmare fermi sulla scrivania Cappelletti, ha avvertito uno «scoramento», come lo definisce Lagalla che ieri, assieme a tutti i direttori di dipartimento da lui riuniti, lo ha invitato a restare. «Il coordinamento dei dipartimenti è pronto a supportarlo – dice Daria Coppa, presidente della commissione bilancio – Le difficoltà di integrazione sono dovute a un´istituzione complessa da gestire». Una delle ultime stangate, firmate il 9 luglio dal direttore amministrativo Gabriele Cappelletti, è stata lo stop, dal primo gennaio 2010, agli abbonamenti online per i periodici e le riviste internazionali. Taglio che non è piaciuto a ricercatori, docenti e tesisti. E da un mese sulla scrivania del direttore giacevano montagne di mandati di pagamento fermi per varie spese, da quelle fatte nelle librerie a quelle per le fotocopisterie, dalle consulenze all’uscita dal consorzio Ciber, che ha decretato la fine degli abbonamenti alle più note riviste scientifiche. (23 luglio 2009) "Non firmo atti poco trasparenti". L’accusa del direttore dimissionario – di Antonella Romano. Fonte:
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