Step1
I DIARI DI CHI HA DECISO DI PIANTARE LA TENDA NELLA NOSTRA COMMUNITY
Chiedo la parola


rssChiedo la parola
Just another Step 2 weblog

archivio



i blog della tribù


chiedo la parola
 
La posta del cuore
di Lola Lowe
Problemi di cuore? Lola Lowe è pronta ad ascoltarti e offrirti un consiglio. Inviale un messaggio all'indirizzo di posta elettronica (la privacy è garantita) a lolaloweposta@gmail.com
 
le vostre immagini
 
videoblog
I video segnalati dai lettori
Proponi un video »
 
Al Bar dello Sport
di Gianluca Nicotra
Una finestra "distorta" sullo sport,
un occhio indiscreto e curioso
 
Geek Café
di Daniele Bazzano
Per discutere di tecnologia in modo rilassato e comprensibile
 
Mediatika
di Rosa Maria Di Natale
Taccuino su giornalismi, blogosfere e digital life
 
New Picnic Time
di Riccardo Marra
Musiche, cronache e senape.
NPT è uno spuntino del rock
 
Questo aereo ferma ad Acireale?
di Silvia Lo Re
Professione? assistente di volo.
Scherzi? No, 'mbare, te lo giuro.
 
Strani giorni
di Rocco Rossitto
Non ditemi che questi sono giorni normali!
 
Tre righe
di Roberto Pirruccio
Music, fairytales and lullabies.
 
CittàInsieme
di CittàInsieme
La Società Civile di Catania
 
L'Anchilosauro
di Riccardo Raimondo
Il verso dell'anchilosauro: fanta politica / costume / società
 
Visti da Qui
di Matteo Rizzo
Se guardi da vicino non metti a fuoco.
 
redazione
 
vecchio forum
Tutti i post dei lettori di step1,
dal gennaio 2005 all'agosto 2008
 
proponi un argomento di discussione

giovedì, luglio 30th, 2009 | |

 Non riescono a completare un’autostrada- Faranno il Ponte in sette anni?

 

 

 I lavori di ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria furono avviati nel 1990 dal presidente del Consiglio Craxi. L’autostrada, da allora, è costata 17 volte di più allo stanziamento iniziale. L’A3 ha fatto diverse vittime, tra cui gli automobilisti travolti dal fango della strage di Altilia. Anas ed Impregilo, che non sono stati capaci di completare un’autostrada in vent’anni, faranno il Ponte entro il 2016? Nel frattempo la “Stretto di Messina” continua a sprecare denaro pubblico.  L’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria rappresenta la principale arteria di scorrimento che collega la Sicilia e le estreme regioni meridionali tirreniche alla grande rete autostradale europea allacciandosi al Corridoio 1 che collega Palermo a Berlino. Le opere di ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria furono avviate in piena “Prima Repubblica”, nel 1990. Gli italiani tifavano per la nazionale di Azeglio Vicini, il presidente del Consiglio era Bettino Craxi, il ministro dei Lavori pubblici il Dc (calabrese) Riccardo Misasi. Mille miliardi di lire di stanziamento iniziale e lavori di somma urgenza per una struttura costruita appena 10 anni prima ma già allora inadeguata. Per il ministro Nesi i lavori sarebbero terminati in cinque anni; uno di meno per il berlusconiano Lunardi (nel 2001: sarà pronta nel 2005; nel 2002: sarà pronta nel 2006; nel 2005: finiremo nel 2009). Quando il 2009 arriva veramente, ed i cantieri iniziano a Salerno e terminano a Reggio, il sito ufficiale dell’Anas promette la fine dei lavori nel 2013 e valuta i costi sostenuti e da sostenere in circa 8 miliardi e 750 milioni, cioè 17 volte in più rispetto a quanto stanziato da Craxi. La vicenda A3, almeno negli ultimi anni e nell’ultimo tratto, è una “coproduzione” tra Anas e Impregilo-Condotte, ovvero gli stessi soggetti che dovranno costruire il Ponte. Parafrasando il titolo del film di Ettore Scola: “riusciranno i nostri eroi”, incapaci di terminare l’ammodernamento di un’autostrada in tempi ragionevoli, a completare come annunciato nel tempo record di sette anni l’opera ingegneristica più difficile al mondo?

Finora il bilancio è desolante. Lo Stato e le imprese hanno sottoscritto nel corso degli anni impegni solenni, firmato protocolli nel palazzo della Prefettura di Reggio Calabria, annunciato scadenze inderogabili, persino prodotto documentari celebrativi (“La strada delle emozioni”, costo 150 mila euro) per poi piegare la testa ai soliti capibastone e guardare senza compassione una regione invasa dal fango, ridotta a piangere i morti di stragi stradali da terzo mondo, paralizzata dagli “esodi estivi”, evitata come la peste da autotrasportatori e turisti, bypassata da voli a basso costo ed autostrade del mare.

 

                                                 Gaetano Bonaventura

rispondi »
giovedì, luglio 30th, 2009 | |

Venerdì 31 luglio alle 20:30 nella sede del Parco dell’Etna (via del Convento 43, Nicolosi) si svolgerà Serata amnesty 2009, un momento conviviale e di aggregazione che prevede una cena a base di sapori mediterranei, musica e videoproiezioni. intanto considerate che starete al fresco senza l’ausilio dell’aria condizionata. e non è poco. Poi sarete deliziati dalla cucina di un cuoco di comprovata qualità (dicono). L’evento è organizzato da Amnesty International – Gruppo 257.
Nel corso della serata saranno trattati alcuni temi cari ad Amnesty, con la presentazione di materiali, informazioni ed una mostra fotografica sulla recente campagna ‘Io Pretendo Dignità’.
Il Gruppo 257 di Amnesty International è attivo da diversi anni nella provincia di Catania sul tema della promozione e difesa dei diritti umani. Negli ultimi anni ha organizzato numerose iniziative, anche in collaborazione co l’Università degli Studi di Catania, fra cui incontri di formazione nelle scuole, mostre, conferenze e manifestazioni culturali.
Per info e biglietti: gr257@amnesty.it
Ingresso con quota di partecipazione 10 euro, biglietti in prevendita. 10 euro non è una cifra abominevole per ripagare la compagnia, il cibo, il vino, la musica e l’affetto che troverete nello splendido scenario della sede del parco dell’Etna.

rispondi »
giovedì, luglio 30th, 2009 | |

Guarda chi si rivede: l’Onda! Su www.uniriot.org è comparso un breve documento in cui si denuncia che, com’è spesso successo in passato, il governo mette mano all’Università durante la pausa estiva: "nella speranza che tutto passi inosservato". Sotto accusa è soprattutto l’azione dei "lobbisti dell’AQUIS", quali, secondo il comunicato "affilano le armi in vista di una più corposa riforma della governance".
E’ significativo che a prendere la parola siano studenti dell’università di Trento, la n.1 secondo la recente classifica "meritocratica" tirata fuori dalla Gelmini e duramente contestata.
"La Ministra – sostiene l’Onda trentina – stavolta ha deciso di sedersi in cattedra e dare i voti, stilando una classifica dei buoni e dei cattivi. C’è da chiedersi, tuttavia, quali siano i parametri adottati dalla Ministra al fine di trasformare la retorica della meritocrazia in dispositivo di differenziazione e discriminazione fra gli atenei. Il Ministero, in un tentativo disperato di trovare dei parametri di valutazione della qualità della ricerca, ha pensato bene di fare riferimento a delle cifre stilate dal Civr (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) e riferite al 2001- 2003. Un tuffo nel passato che svela l’incapacità del governo di sostenere una politica coerente di investimento in ricerca. A guidare la testa dei primi della classe troviamo l’Ateneo di Trento che dovrebbe ottenere circa sei milioni di euro in più rispetto all’anno precedente".

L’Onda non è affatto tenera col Rettore Bassi: "Ecco allora il salvagente estivo: un bonus di sei milioni di euro che vanno a sanare un bilancio in perdita e che non danno certo ulteriori possibilità di sviluppo e crescita all’ Ateneo Trentino. Il dato politico preoccupante è che ci troviamo di fronte ad alcuni Rettori che gioiscono nel vedere affondati alcuni fra i più importanti atenei italiani, utilizzando la retorica della meritocrazia come una clava in una assurda guerra fra poveri dove i perdenti rimangono gli studenti e le studentesse, i precari e le precarie della ricerca".

La sedicente meritocrazia della Gelmini, conclude l’Onda di Trento "si inserisce in un quadro di sostanziale disimpegno dello Stato rispetto all’investimento in formazione e ricerca. Questo si traduce in una parcellizzazione delle già scarse risorse fra pochi atenei virtuosi. La formazione e la ricerca, lungi dall’essere considerati un investimento, diventano ancora una volta delle voci di spesa da tagliare. (…) Questo governo, attraverso la redistribuzione differenziale delle risorse tenta di nascondere il taglio sostanziale degli investimenti operato un anno fa attraverso la famigerata Legge 133. (…) Saranno i loro studenti e le loro studentesse, i precari e le precarie della ricerca a farne le spese. A noi non interessa se l’ateneo trentino riesce, attraverso manovre lobbistiche, ad estorcere qualche euro in più. (…) Questa manovra estiva servirà a placare l’ira di alcuni ‘rettori illuminati’. Ma non certamente la mareggiata che in autunno si riverserà fra le macerie dell’Università pubblica".

Fonte: "Le macerie dell’Università pubblica" – Onda Anomala Trento. Vedi:
http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&view=article&id=822:le-macerie-delluniversita-onda-anomala-trento&catid=85:comunicati&Itemid=279

rispondi »
mercoledì, luglio 29th, 2009 | |

Quest’anno non c’è bisogno di aspettare il 10 agosto per guardare le stelle (mano nella mano).
Gli appassionati potranno chiedere di assistere – presso la Scuola superiore dell’Università di Catania – agli "allenamenti" della squadra nazionale di Astronomia che il prossimo mese rappresenterà l’Italia a livello mondiale per le Olimpiadi di Astronomia che quest’anno di terranno in Cina. La squadra sta completando la sua preparazione presso l’INAF (Osservatorio Astrofisico di Catania). Lavoreranno anche presso la sede della Scuola superiore in via San Nullo a Catania.

Per partecipare ai seminari in corso cliccate su www.scuolasuperiorecatania.it

Per saperne di più sull’Osservatorio Astrofisico ed informarvi sul programma di visite pubbliche scrivete a: http://www.ct.astro.it/

rispondi »
mercoledì, luglio 29th, 2009 | |

Scuola: autunno caldo per la Sicilia

 

 

Oltre 4 mila supplenze in meno, 1.500 prof in esubero e quasi 700 posti di sostegno tagliati. Questo è l’impatto sulla Sicilia della manovra sugli organici della scuola messa a segno dai ministri Tremonti e Gelmini.  Lino Leanza, assessore regionale alla Pubblica istruzione, chiederà un incontro al ministro Mariastella Gelmini «per trovare una soluzione ai problemi dei tagli negli organici della scuola siciliana». «I tagli previsti dallo Stato – dice Leanza – compromettono la qualità della scuola siciliana. Ci troviamo di fronte a un´emergenza gravissima che dovremo affrontare tutti insieme». La Regione si impegna a fare la sua parte per evitare che le carenze d’organico mettano a rischio l´apertura di alcune scuole. «Al ministro Gelmini chiederemo – aggiunge l’assessore – di dare risposte concrete per evitare questi tagli che penalizzano soprattutto la scuola siciliana». Il solo dato relativo al taglio degli organici (5.512 cattedre in meno) può non essere sufficiente a comprendere la situazione, perché nel frattempo sono andati in pensione circa 4 mila addetti ai lavori che hanno lasciato liberi altrettanti posti. Ma la mannaia del governo è stata implacabile. Per alunni, genitori e precari i numeri più interessanti sono quelli sul taglio alle supplenze e sugli esuberi: 1.357 supplenze in meno nella scuola media e 781 al superiore. Cui vanno sommati 229 supplenze tagliate alla primaria e 1.714 Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) in meno: in totale, 4.081 supplenze e stipendi cui dovranno rinunciare i siciliani. Un taglio di queste proporzioni, per la prima volta, colpisce duramente anche il personale di ruolo. Da settembre, 1.449 insegnanti siciliani saranno in soprannumero: pur essendo di ruolo ritorneranno a fare i precari, tappando i buchi un tempo appannaggio dei precari. Il segmento più colpito, per l’introduzione del maestro unico di riferimento, è la scuola primaria (l’ex elementare). Ben 549 maestri di ruolo dovranno trovare una sistemazione. E 523 prof della scuola media, per effetto della riduzione delle ore di insegnamento, nelle prossime settimane saranno convocati dai dirigenti degli Uffici scolastici provinciali (gli ex provveditorati) per sapere quale lavoro svolgeranno nel 2009/2010. Destino che toccherà a 377 prof della scuola superiore in sovrannumero. Problemi anche per i portatori di handicap: i posti di docenti saranno 695 in meno rispetto al 2008.

 

                                                                                              Gaetano Bonaventura

rispondi »
mercoledì, luglio 29th, 2009 | |

Le meduse sono un flagello. Lo sono sempre state o lo stanno diventando? A detta degli esperti la loro presenza è in crescita in tutto il Mediterraneo. In attesa di saperne di più sulle cause, l’Asl3 di Catania, in collaborazione con Sib (Sindacato italiano balneari) ha messo in cantiere un progetto informativo: "Mare e…state in salute. Meduse nel mare Mediterraneo", per ragionare sulle conseguenze sanitariee ed informare i cittadini su rischi, modalità di prevenzione e rimedi. L’iniziativa nasce dalla collaborazione dell’Unità operativa educazione alla salute aziendale e prevede interventi formativi ed informativi per quanti si occupano del primo soccorso negli stabilimenti balneari, coinvolgendo in via sperimentale i lidi della Plaia. Verrà distribuito l’«Atlante delle meduse» a cura dell’Asl3 e dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Palermo).

rispondi »
mercoledì, luglio 29th, 2009 | |

Bari. Nel corso di una riunione straordinaria del Comitato Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC), tenutasi il 27 luglio, presenti i Rettori delle Università pugliesi, i Direttori Amministrativi, i rappresentanti degli studenti e l’assessore regionale prof. Gianfranco Viesti, è stato emesso un documento sui contenuti e sugli effetti del recente provvedimento del MIUR con cui si distribuisce la quota del 7% del Fondo Finanziamento Ordinario destinato alle Università. Ne riportiamo il testo.

Vorremmo preliminarmente sottolineare la piena adesione delle Università pugliesi alla necessità di definire criteri equi e condivisi con i quali valutare le oggettive capacità didattiche e scientifiche degli Atenei. Non a caso abbiamo salutato con estremo favore il provvedimento con cui il Ministro Gelmini istituisce la nuova Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca.
Peccato però che criteri e parametri frettolosamente e in modo poco trasparente definiti per il 2009 non sembrano rispondere ai giusti principi che hanno ispirato la creazione dell’Agenzia.
Il provvedimento ministeriale è iniquo e inaccettabile nel merito e nel metodo.

Non può infatti sostenersi che l’acquisizione dei crediti (almeno 40) da parte degli studenti del primo anno risponda ad un requisito di qualità, né crediamo di dover consigliare per il futuro ai nostri colleghi di adottare una prassi di generalizzate promozioni per ottenere in cambio più risorse; casomai andrebbero posti sotto osservazione gli Atenei i cui studenti presentano carriere velocissime (eppure il CNVSU nell’ultimo rapporto ha dedicato a questo fenomeno un’analisi dettagliata e significativa).

Dobbiamo essere penalizzati perché non ci siamo trasformati in un esamificio? E’ questa la tanto decantata meritocrazia?

Meraviglia poi il dato relativo ai laureati occupati utilizzato senza considerare il contesto socio-economico in cui ogni Ateneo opera e men che meno il tasso di disoccupazione regionale (sarebbe bastato rifarsi ai criteri utilizzati da Alma Laurea!); ne emerge una distorsione aberrante: mentre l’Unione Europea concede finanziamenti alle realtà che presentano criticità strutturali perché possano migliorare il dato occupazionale, qui si tolgono le risorse a chi versa in difficoltà dirottandole verso realtà in cui l’occupazione presenta tassi ben più elevati. Robin Hood tax, ma al contrario: si toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Per ciò che attiene la ricerca non solo vengono esclusi dalla valutazione progetti e finanziamenti regionali e comunitari diversi dal VI e VII Programma quadro, ma i dati di riferimento sono quelli del 2001-2003!
Forse in 5-8 anni qualcosa negli Atenei è cambiato. In realtà dispiace che si tacciano i rilevanti sforzi compiuti da molti Atenei per eliminare le pesanti criticità del passato e rilanciare le proprie attività, appunto secondo un percorso virtuoso.

Non contano nulla gli spin off creati, i brevetti internazionali, i Centri di competenza, i distretti produttivi e tecnologici, la razionalizzazione dell’offerta formativa? I premi e i riconoscimenti ottenuti a livello
nazionale e internazionale dai nostri docenti e dai loro giovani allievi?

Stiano tranquilli gli studenti e le loro famiglie: la preparazione che eroghiamo è valida e vantiamo eccellenze riconosciute in molti settori. E’ per questo che oltre il 26% dei nostri laureati per le lauree magistrali e per i percorsi post laurea viene cercato e accolto con favore e riscuotendo lusinghieri risultati da parte di Atenei del nord.

In ogni caso si palesa impraticabile una comparazione grezza tra realtà fra loro assai diverse per storia, patrimonio, dimensioni, numero di personale e docenti, popolazione studentesca: Atenei generalisti o pluridisciplinari possono paragonarsi ad Università tematiche come i Politecnici? Come può paragonarsi un ateneo con oltre 60.000 studenti ad uno che ne vanta poche migliaia? Uno che vive da secoli ad uno istituito da pochi anni? Uno che ottiene commesse e congrui finanziamenti da Enti e Istituzioni locali ad uno che opera in un territorio socio-economicamente depresso? E’ allora un caso che le sedi premiate siano ubicate in gran parte nelle zone più ricche del Paese?

Può, infine, un provvedimento di tale portata costituire non un indicatore cui ispirare i comportamenti del prossimo anno, ma, oggi, a due terzi del 2009, definire ex post i criteri cui avremmo dovuto uniformarci da gennaio scorso? Lo scopo della valutazione è di stimolare processi di miglioramento basati su indicatori condivisi, aggiornati e rivolti al presente e al futuro e non al passato.
Queste e molte altre considerazioni che potrebbero prodursi rendono intollerabile la gogna mediatica cui la metà del sistema universitario è stata sottoposta, poco prima di agosto, alla vigilia dell’apertura di
immatricolazioni e iscrizioni per il nuovo anno accademico.

Occorre porre rimedio ad un provvedimento frettoloso, superficiale, contraddittorio e non sappiamo quanto legittimo che rischia di produrre danni rilevanti, di minare i processi di rinnovamento avviati e soprattutto di creare una profonda lacerazione all’interno del sistema universitario nazionale.

Le conseguenze per il nostro territorio e per l’intero Paese sono facilmente immaginabili.

Utilizzeremo perciò – insieme agli altri Atenei – ogni strumento ed attueremo ogni iniziativa perché si recuperino efficaci politiche di coesione, metodi equi ed equilibrati di oggettiva selezione degli indicatori,
in nome di una reale cultura del merito e della valutazione cui vogliamo da subito e senza infingimenti sottoporci ma su dati certi, criteri stabiliti da terzi (e non da soggetti legati a questa o quella università beneficiaria di finanziamenti), secondo modalità definite nei tempi dovuti per poter programmare le proprie attività.

Lo faremo coinvolgendo le istituzioni, gli imprenditori, gli studenti, tutti i soggetti e le realtà che traggono benefici dalla nostra attività, che guardano alle Università pugliesi come ad una risorsa preziosa per il futuro sviluppo del territorio.

La Regione Puglia da parte sua intende impegnarsi a garantire già per l’anno accademico 2009-2010 un significativo incremento dei contributi per il diritto allo studio e per la ricerca scientifica.

rispondi »
martedì, luglio 28th, 2009 | |

Udite  il Ponte sullo stretto sarà pronto nel 216 sogno o realtà?

 

Sarà pronto entro il 2016 il Ponte sullo Stretto di Messina. E già a gennaio del 2017 sarà transitabile e fruibile. Lo ha assicurato ieri Pietro Ciucci, presidente di Anas e della Stretto di Messina Spa, annunciando che i lavori partiranno tra pochi mesi, all’inizio del prossimo anno. «Prevediamo per inizio del 2010 – ha detto Ciucci, che presto dovrebbe essere nominato commissario del governo per questa grande opera, in modo da aggiornare i contratti già siglati nel 2006 dalle imprese vincitrici – l’apertura dei primi cantieri in Sicilia e Calabria. Il nostro obiettivo è quello di concludere i lavori entro il 2016 e di aprire il ponte al traffico a partire dal gennaio del 2017». I lavori, nella fase iniziale, riguarderanno i collegamenti a terra, che sono un terzo delle opere complessive necessarie per la realizzazione del ponte. «Si tratta – ha proseguito Ciucci – di un obiettivo impegnativo, ma possibile. Servono il massimo impegno e il supporto, già garantito, del governo». Per quanto riguarda i costi, le previsioni saranno sostanzialmente rispettate visto che dovrebbero aggirarsi «su poco più di 6 miliardi di euro – assicura ancora Ciucci –, tra 6,2 e 6,3 miliardi».  Per velocizzare la realizzazione di questa come di altre grandi opere, si ricorrerà alla nomina di commissari. Già nei giorni scorsi i ministri del Tesoro e delle Infrastrutture, Giulio Tremonti e Altero Matteoli, avevano annunciato che il Ponte sullo Stretto sarebbe stato completato nei tempi previsti, entro il 2016.

 

                                                                                                       Gaetano Bonaventura

rispondi »
domenica, luglio 26th, 2009 | |

Il prof. Vincenzo Di Cataldo, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania, nel corso della riunione del senato accademico di giovedì 23 luglio, ha ufficializzato la decisione maturata all’interno della sua facoltà di non mantenere una presenza di Giurisprudenza presso la sede decentrata di Ragusa. Vale a dire che, oltre alla laurea triennale in "Scienze giuridiche", della quale era stata già disattivata l’iscrizione al primo anno (restano complessivamente solo 128 iscritti, di cui poco meno della metà fuoricorso), la facoltà di Villa Cerami metterà fine anche al corso di laurea quinquennale a ciclo unico, identico a quello attivo presso la sede centrale di Catania. Giurisprudenza di Ragusa è attualmente frequentata da 156 studenti del primo anno, con un totale di 583 iscritti a tutti gli anni di corso (di cui 209 ripetenti e 50 fuoricorso).

Nel rispetto dell’accordo siglato tra ateneo e consorzio, la soppressione dei corsi dovrebbe diventare operativa a partire dall’anno accademico 2010-2011, dal momento in cui diverrà vincolante la 270 e risulteranno indispensabili nuove convenzioni. Non si può escludere tuttavia che l’annuncio della decisione assunta dalla Facoltà di Giurisprudenza possa, per evidenti ragioni di opportunità e attraverso un’intesa tra le parti, rimettere in discussione l’accordo per l’attivazione del primo anno di corso nel 2009-2010, il che contribuirebbe a concentrare le risorse sulle facoltà di cui si deciderà la permanenza nella sede iblea. Se ne discuterà certamente al "tavolo tecnico" tra Consorzio universitario e Università di Catania, chiamato ad affrontare una situazione sempre più fluida.

rispondi »
domenica, luglio 26th, 2009 | |

Articolo di Antonella Romano, pubblicato sull’edizione di Palermo del quotidiano "La Repubblica" (non ancora disponibile in edicola a Catania).

Nell’addio di Gabriele Cappelletti, il direttore amministrativo dell’università che si è dimesso dall’incarico dopo appena 40 giorni, ci sono gravissime accuse contro la pressione delle lobby universitarie: «Mi hanno lasciato solo, mi hanno ripetutamente sollecitato a firmare atti anche di ingente peso gestionale, senza conoscerne i presupposti e anche in contrasto con la valutazione degli organi di controllo».

Un ambiente che l’ha accolto in maniera ostile, uno scenario da fronteggiare tra spinte e interessi diversi. Per questo Cappelletti, che ha invocato perfino dei poteri straordinari per poter sbrogliare la matassa dei conti, ha fatto un passo indietro e ha firmato la lettera di dimissioni da un incarico che vale 200 mila euro all´anno. Prima di lui era toccato a Vincenzo Petrigni anche lui dimessosi da direttore amministrativo dopo appena un mese. Roberto Lagalla ieri ha confermato l´esistenza di un clima ambientale complesso per un professionista «piombato» dall´esterno a guidare la realtà di una «macchina» come l´università di Palermo. «È la seconda volta che accade – ha detto Lagalla – La prima volta poteva essere un caso, la seconda rivela un vizio».

La solitudine di un manager che forse aveva sottovalutato la complessità dell’incarico. «Si è ritrovato da solo anche a svolgere adempimenti che risalivano a mesi pregressi», aggiunge Lagalla, che per superare l´impasse, fallita l´esperienza dei manager esterni, pensa a una soluzione-ponte interna. Tra i nomi in pole position, quello di Enrico La Venuta, dirigente degli affari generali o quello di Rino Schilleci, dirigente ad interim alla divisione economico finanziaria. Dopo il pensionamento di Rosario Scalici, dirigente del dipartimento finanziario, che con l’ex direttore amministrativo Mario Giannone aveva firmato i bilanci oggi all´esame della Price Waterhouse, il ruolo di facente funzioni è stato assunto da Schilleci. Con la vacatio in atto, Cappelletti ha avvertito l’ostruzionismo degli uffici amministrativi: «Non è senza significato il disagio al quale mi ha costretto la difficoltà di ricostruzione della realtà delle cose – scrive nella lettera – che ho potuto compiere in modo frammentario, senza adeguati supporti di collaborazione». Poi anche lo stress di un lavoro a pieno ritmo. Senza un soldo in cassa per le spese ordinarie, con una valanga di decreti di spesa da firmare fermi sulla scrivania Cappelletti, ha avvertito uno «scoramento», come lo definisce Lagalla che ieri, assieme a tutti i direttori di dipartimento da lui riuniti, lo ha invitato a restare. «Il coordinamento dei dipartimenti è pronto a supportarlo – dice Daria Coppa, presidente della commissione bilancio – Le difficoltà di integrazione sono dovute a un´istituzione complessa da gestire». Una delle ultime stangate, firmate il 9 luglio dal direttore amministrativo Gabriele Cappelletti, è stata lo stop, dal primo gennaio 2010, agli abbonamenti online per i periodici e le riviste internazionali. Taglio che non è piaciuto a ricercatori, docenti e tesisti. E da un mese sulla scrivania del direttore giacevano montagne di mandati di pagamento fermi per varie spese, da quelle fatte nelle librerie a quelle per le fotocopisterie, dalle consulenze all’uscita dal consorzio Ciber, che ha decretato la fine degli abbonamenti alle più note riviste scientifiche.

(23 luglio 2009) "Non firmo atti poco trasparenti". L’accusa del direttore dimissionario – di Antonella Romano. Fonte:
http://palermo.repubblica.it/dettaglio/non-firmo-atti-poco-trasparenti-laccusa-del-direttore-dimissionario/1681106

rispondi »
« più recente meno recente »
UNIVERSITÀ DI CATANIA | FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE | PROGETTO STEP1 | WEBMASTER: FRANCESCO GRASSO | BACKSTAGE TORNA A INIZIO PAGINA